Comunicato 'Volano Informa'

Giovedì 27 aprile 2017 - ore 17.00

CONFERENZA STAMPA di presentazione della personale dell'artista "Mirta De Simoni" con Claudio Tovazzi curatore della mostra.

Tracce di viaggio

mostra personale dell'artista Mirta De Simoni



Due gli appuntamenti previsti a Volano:


L'inaugurazione è fissata per Venerdì 5 maggio 2017 alle ore 18.00  presso Casa Legat per l'Arte  in via Roma 21
 
Riccarda Turrina introdurrà all'esposizione: …”  L'eternità in questi lavori sta nel concetto di imperscrutabilità che si coglie attraverso i mutamenti della materia, la plasticità tattile di colori, la loro intensità timbrica e luminosa.  Luoghi, paesaggi incontrati o immaginati, figure sospese fra il sentire e l'essere sono i soggetti che predilige; sono presenze attraverso le quali esprime, oltre all'amore per la materia pittorica, per la plasticità narrativa, anche la forza espressiva del simbolo, inteso come traccia evocativa che esplora gli orizzonti della spiritualità “…

La mostra promossa dall'Amministrazione del Comune di Volano e con patrocinio della Comunità della Vallagarina è curata dal nostro concittadino Claudio Tovazzi.

“Che cos'è l'arte contemporanea ?”


Venerdì 12 maggio alle ore 20.30  presso la sala consigliare del Municipio di Volano con la presenza del critico d'arte dott. Leonardo Conti.

Mirta De Simoni Lasta

Nasce a Cles vive e lavora a Volano (Tn)

Tra il 1975 e il 1980 segue corsi di disegno e pittura, approfondisce lo studio delle tecniche pittoriche frequentando lo studio del maestro Gianni Turella.

In seguito affina la sua ricerca: soggiorna alla Künstlerhaus in artist-residence e segue corsi all'Accademia Internazionale di Salisburgo con docenti gli artisti cinesi Zhou Brothers.
È accademico di merito dell'Accademia de “i 500” di Roma.


Promuove e organizza la biennale di pittura “Premio Volano” 1980/88.
L'interesse per le avanguardie storiche espressioniste studiate e approfondite nei suoi frequenti viaggi studio nei grandi musei europei e mondiali, determina l'orientamento delle sue ricerche verso una spazialità astratta risolta con personalissime tecniche pittoriche. Espone la sua ricerca in più di 60 mostre personali in Italia, Europa, America e Singapore e in numerose importanti collettive.

L'invito nell'anno 1996 a Palazzo Labia in Venezia al simposio “100 di Biennale – la presenza della Chiesa” a cura della CEI, segna l'inizio di una riflessione teorica e di una sperimentazione operativa per un rinnovamento dell'arte liturgica.

www.mirtadesimoni.it

INSIDE : personale presso la Cattedrale S.Vigilio di Trento

Aprile - Maggio 2016



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 CATALOGO


Rovereto sulla Secchia - 22 novembre 2015

a cura di Anna Tovazzi

a cura di Giuseppe Calliari

Inaugurazione di Risurrezione, Croce e Vetrata di Mirta De Simoni Lasta a Rovereto sulla Secchia


Nel racconto dei Vangeli il corpo glorioso di Gesù risorto si impone con tutta la concretezza ai sensi dei discepoli, eppure vince i limiti della dimensione fisica. Il suo farsi presente e il suo sottrarsi non è ostacolato da porte chiuse, da muri di terracotta, da pietre sepolcrali. Nessuno è testimone della Risurrezione, nella notte dopo il Sabato. Solo all'alba la pietra rotolata via, il sepolcro vuoto, le bende piegate rivelano l'accaduto. Gesù è stato risuscitato alla vita, nella forma trasfigurata del corpo glorioso, dal Padre, dal Dio della vita che Gesù ha insegnato a chiamare padre.

Dunque il compimento della Via della Croce è la trasfigurazione del tempo umano, opaco, finito, in luminosa pienezza che non conosce caduta. La luce si fa simbolo della vita che si dispiega in compiutezza, si propone come esperienza estetica dell'apertura al di là del limite, tanto quanto invece la rappresentazione realistica del corpo glorioso, presente nell'iconografia tradizionale, si attesta al di qua, trattiene entro la contingenza umana.

Risorgere dalla polvere, dalla corporeità vuota, inanimata, non è soggetto pittorico in senso proprio. Nell'iconografia classica la raffigurazione sa cogliere le forme, non il loro accadere.
Compete piuttosto alla plasticità della scultura attingere, mentre conquista lo spazio, quel rialzarsi, quell'andare oltre, senza perdere nulla della concretezza umana. Penso al bronzo dinamico di Pericle Fazzini, nell'aula Nervi, al Cristo che emerge da una selva di steli, di lacerti indefiniti, liberando la figura in uno slancio sensibilmente carico del dolore del mondo. Così il moderno nell'ambito della rappresentazione.

Mirta De Simoni, da artista attenta alla forza simbolica del colore e della luce, non ha abbandonato la figura nella sua ricerca pittorica, ma l'ha spesso dissolta nel colore.

È però l'intuizione astratta, l'affettività del cromatismo con tutte le implicazioni psichiche profonde, a muovere il suo agire sulle superfici. Con la possibilità, sempre più presente nelle opere recenti, di sbalzare verso l'occhio di chi guarda, di rilevarsi dalla tela o dalla tavola, in rugosità materiche che appellano la sensibilità fisica tanto quanto fa il colore, steso in ampie pennellate nelle vibranti oscillazioni di una tavolozza monocroma.

Di fronte alla sfida di questa quinta, così ampia e importante nell'economia del progetto architettonico complessivo, l'artista ha colto la centralità simbolica del Tabernacolo, del Corpo glorioso fatto Pane quotidiano. Da quel centro si diffondono linee di forza capaci di coinvolgere la materia inerte, di animarla. Fonte vivificante, la Risurrezione diventa una con il Sacramento del Pane di vita, si annuncia nella forma di un movimento espansivo, liberante: è onda di luce.

Non è estranea a questa intensa concezione simbolica la consapevolezza della vicenda dell'arte nel Novecento, un'arte che, alla ricerca di una spiritualità da riattingere nell'età della produzione meccanica e del materialismo dei beni di consumo, ha ricercato vie di riscatto e, attraverso l'emancipazione dalla rappresentazione della realtà fattuale, ha rigenerato se stessa.

È nella ricca gamma di ceramiche a rilievo di Lucio Fontana, poeta radicale della non rappresentazione e dell'oltrepassamento del visibile, che si fa riconoscere un punto di riferimento per la modellazione del lavoro di Mirta. Un incrocio di momento concettuale e sensualità barocca.
Ma non meno rivive nell'opera l'immaginazione dantesca, là dove colma i cieli di luce e di suoni concordi, in un crescendo e una vertigine cui la teologia non basta, e solo lo slancio amoroso verso l'Amore di Dio può accompagnare con parole, prima che la parola sia fatta tacere.
Di quell'ascendere, che è la via della vita, anzi la sua più alta possibilità, può farsi immagine credibile non una parola ma un gesto -pittorico, musicale- un gesto evocativo dell'intuizione mistica, suo correlativo analogico. È del mistico e dell'artista infatti il silenzio gravido, la facoltà di tacere, di zittire la sterile chiacchiera.

Nella forza simbolica di un ritmo espansivo inondato di luce, entro cui danno bagliori frammenti di foglia d'oro, l'allusione all'eccedenza, all'ulteriorità, non è solo compiacenza nei confronti della grande arte bizantina, non è solo indicatore antirealistico o metafisico. È piuttosto lo sprigionarsi, nella parzialità del frammento, dell'infinita attrazione della vita che si espande e agisce nel parcellizzato tempo umano. E da una parte e dall'altra sembra distendere le ali.

Così come lassù in alto, nella vetrata, il Vortice amoroso che percorre il creato tiene in sé, non separabili, l'Alfa e l'Omega. E al centro, sospesa sopra la mensa eucaristica, pende la Croce, sintesi della Via Crucis e del gesto di donazione che ricorda e perpetua, proprio mentre sottrae, ricondotta a simbolo, la figura del crocifisso.