Festa Repubblica 2017

foto: Carmelo Adami



Discorso della Sindaca



L'Autonomia speciale del Trentino e del vicino Alto Adige/Südtirol, con il quale il Trentino forma la Regione autonoma Trentino Alto Adige, nasce dall'accordo italo-austriaco sottoscritto a Parigi il 5 settembre del 1946 dall'allora presidente del Consiglio italiano e ministro degli Esteri Alcide Degasperi e dal ministro degli Esteri austriaco Karl Gruber. Successivamente il testo dello Statuto, approvato dall'Assemblea costituente italiana (incaricata di scrivere la Costituzione dell'Italia repubblicana e post-fascista), è diventato la legge costituzionale n. 5, promulgata il 26 febbraio del 1948.

Ma in realtà l'Autonomia di una terra di confine come il Trentino non può essere nata dall'oggi al domani né può essere solamente il frutto di un intervento legislativo.  Alle origini della nostra Autonomia vi è una storia secolare, fatta di vicende complesse, di tradizioni, di usi civici, di regole che le comunità si sono date e che hanno saputo gelosamente conservare a dispetto dei rivolgimenti politici e sociali. È da qui che nasce l'attitudine dei trentini ad autogovernarsi, a fare da sé: senza nessuna chiusura egoistica, peraltro, ma mantenendo sempre la capacità di dialogare con tutto ciò che sta al di fuori dei propri confini, dalle regioni limitrofe al Governo di Roma fino all'Unione europea.

Lo Statuto di Autonomia del Trentino Alto Adige rappresenta dunque in primo luogo una conquista dei popoli trentino e altoatesino-sudtirolese, uniti da molteplici legami storici e culturali. Proprio la secolare abitudine al contatto e al confronto fra genti diverse - dovuto al collocamento di questa terra, posta lungo l'asse del Brennero, primaria via di comunicazione fra mondo italiano e tedesco -  ha fatto sì che l'Autonomia avesse il suo fondamento nel rispetto e nella valorizzazione delle minoranze, nella consapevolezza che la varietà delle culture rappresenta una ricchezza irrinunciabile.

Per quanto riguarda il Trentino, ciò significa quindi in primo luogo tutela della minoranza Ladina (che abita gran parte dell'area dolomitica) e delle piccole comunità germanofone (i Mocheni che abitano la valle del Fersina e i Cimbri dell'altopiano di Luserna).

Il secondo pilastro su cui si fonda l'Autonomia del Trentino è quello della partecipazione: l'Autonomia non appartiene alla politica o al governo provinciale, ma a tutti, dai singoli alle comunità territoriali, dalle categorie economiche alle associazioni, dalle parrocchie al mondo della cultura, dell'università e della ricerca scientifica.

Tutti sono chiamati a contribuire alla sua gestione, alla condivisione delle responsabilità che essa comporta. Autonomia significa quindi per noi abitudine a fare da sé, anziché delegare ad altri il soddisfacimento delle necessità e dei bisogni della comunità, nei campi più diversi: dalla scuola alla sanità, dalle politiche dello sviluppo economico e socio-sanitario alla gestione delle fonti energetiche e alla pianificazione urbanistica, dalla promozione turistica fino alla cooperazione allo sviluppo e alla gestione di alcuni poteri e funzioni propri della dimensione internazionale della politica.

Un'autonomia così concepita non può che essere di aiuto alla causa della convivenza, della pace, di uno sviluppo sostenibile e rispettoso degli equilibri ambientali.

Grazie all'Autonomia una terra un tempo povera e da cui si emigrava è diventata una terra ormai stabilmente ai primi posti fra le regioni europee sia per ricchezza pro-capite sia soprattutto per qualità della vita.

Ma l'Autonomia è anche scuola di solidarietà; la nostra esperienza ci ha portato infatti a capire che se i popoli non si sostengono gli uni con gli altri nei momenti difficili, se perseguono i loro obiettivi isolatamente, badando solo al proprio interesse particolare, più difficilmente sanno far fronte alle sorti avverse, e la loro prosperità, quand'anche potesse sembrare acquisita una volta per sempre, è più fragile.

Per questo il Trentino è sempre corso in aiuto delle altre regioni e degli altri popoli nei momenti difficili (ad esempio con la sua Protezione civile, o con centinaia di associazioni di volontariato attive anche fuori dal Trentino, specie nel Terzo Mondo).

L'Autonomia del Trentino, quindi, non è una scuola di egoismo, ma di responsabilità. A partire dalla gestione delle risorse.

Con queste risorse il Trentino gestisce tutte le sue competenze, cioé praticamente tutto ciò che altrove viene gestito dallo Stato italiano. Le ultime competenze, derivanti dal già citato Accordo di Milano, riguardano l'Università e gli ammortizzatori sociali; ma esse si aggiungono ad una lista già molto lunga che riguarda sanità e istruzione, industria e agricoltura, cultura, trasporti e quant'altro.
 
Il documento che oggi consegniamo ai neo diciottenni contiene anche lo Statuto che è la legge fondamentale su cui si fonda l'autonomia della Regione Trentino - Alto Adige/Südtirol e delle Province autonome di Trento e di Bolzano.
La riforma dello Statuto è attesa da tempo, in particolare da quando la legge costituzionale n.3/2001 ha modificato profondamente la logica dei rapporti tra Stato e Regioni.

Il Consiglio Provinciale di Trento ha istituito la Consulta che è l'organismo che ha ricevuto  il compito  di preparare una proposta di revisione dello Statuto. I lavori della Consulta sono iniziati a settembre 2016 con l'obiettivo di elaborare un primo documento da aprire alla partecipazione. Le linee guida per la riforma dello Statuto sono raccolte in 8 ambiti tematici. Alla base c'è la scelta di mantenere e rafforzare i livelli di autonomia e autogoverno raggiunti e di svilupparli ulteriormente, aggiornando lo Statuto in relazione al mutato contesto costituzionale ed europeo.

Obiettivo della fase partecipativa è di raccogliere contributi, proposte, commenti, valutazioni da parte di cittadini, enti pubblici, associazioni e organizzazioni attive sul territorio della provincia interessate alla riforma dello Statuto del Trentino - Alto Adige/Südtirol, partendo dalle proposte del documento preparato dalla Consulta.

A chiusura del processo partecipativo, la Consulta avrà due mesi di tempo per la stesura del documento conclusivo con una proposta di riforma da presentare al Consiglio provinciale che deciderà se attivare il procedimento di revisione dello Statuto. Dopo l'approvazione da parte del Consiglio provinciale e regionale, l'iter previsto per la riforma  si concluderà con il voto del Parlamento italiano. I passaggi per completare l'iter di riforma dello Statuto sono tanti e servono a garantire la nostra "legge fondamentale". Il lavoro della Consulta e la partecipazione della cittadinanza, previsti per la prima volta, sono espressione dell'identificazione costruttiva della popolazione con l'autonomia speciale e avranno un peso.