Pontera del Pasquim

a cura di Enrico Tovazzi



La "pontera del Pasquim" è un tratto ripido di "Strada vecia", pavimentato con pietre non squadrate, lungo 57,50 metri e largo, mediamente, 3,50 metri con una riduzione a 2,60 negli otto metri della parte alta. La sua pendenza varia dal 21 al 23%.

Le pietre e i sassi della superficie carrabile sono poco più di 900. La "pontera" è situata nella sezione bassa della "Strada vecia", quella che attraversa il bosco ceduo dei Gazoi. La "Strada Vecia", che prima del 1915 (Grande guerra) era la spina dorsale del sistema viario del Finonchio volanese, serviva, non solo ai volanesi, per accedere con il "biroc" (carro a due ruote alte trainato dal bue), ai pascoli e ai boschi della montagna alta, ma anche come via di comunicazione e commercio con gli altipiani e il territorio vicentino.

"Oh pellegrino che dell'erta hai calcato i sassi, prendi tempo, tira il fiato e frena i passi."
 
La Pontera del Pasquim, porta inciso sul pietrone angolare in alto a sinistra (quello inclinato verso il bosco) il numero 1777. Si riferisce all'anno in cui si è concluso il suo rifacimento, reso necessario dal cedimento del sottofondo stradale (vedere nel bosco sottostante la grande quantità di pietre semilavorate, ora coperte da muschi e fogliame).

Cedimento causato, probabilmente, dalle infiltrazione d'acqua provenienti  delle soprastanti "sortive dei Valoti", ora incanalate verso il bosco dei Gazoi. Parlo di rifacimento perché la "strada" è molto più antica della data incisa e vista la tecnica costruttiva, si può definire del periodo tardo romano. La data incisa però è anche d'aiuto per risolvere l'enigma del nome Pasquim. Pasquim è la forma volanese del dialettale Pasquin corrispondente al nome proprio di Pasquino. Con il soprannome Pasquin, nella seconda metà del 1700 veniva identificata una famiglia Alovisi che abitava nel nucleo di case confinanti con la chiesa di S.Rocco. Detta famiglia aveva acquisito l'appellativo in seguito a matrimonio di un Alovisi con una Raffaelli il cui avo, messer Pasquino Raffaelli, attivo Massaro della Comunità di Volano, negli anni 1614, 25, 36,47, aveva dato inizio alla dinastia Raffaelli detti Pasquin. Anche la famiglia Raffaelli-Pasquin, nella seconda metà del 1700, abitava nel nucleo di case confinanti con S.Rocco. Per chiudere il cerchio della ricerca è necessario sapere che negli anni 1776-77 uno dei Massari Comunali era Giacomo Alovisi (Lovisi).

Il Massaro Comunale, corrispondente all'attuale Sindaco/a, aveva l'incarico di gestire i beni della Comunità secondo la Regola. Una delle norme della Regola settecentesca prevedeva l'obbligo da parte degli "homeni" dei "foghi" volanesi di partecipare anche alla manutenzione dei sentieri e delle strade di montagna. Quindi, chiamare l'erta selciata col nome di Pasquim è il modo per ricordare l'opera solidale di tutti i volanesi che sotto l'impulso del Massaro, rendevano fruibili a tutti, i beni comuni.

Oh pellegrino ora che sei edotto, riprendi in pace il tuo breve trotto, ma col cuore e col pensiero pensa ad altro interrotto sentiero.
                                                          
L'Eremo di S.Cecilia attende immoto e solitario.