Il Marzemino dei "ZIRESI" zona vocata
Zona storica di produzione del Marzemino, è situato a nord dell'abitato di Volano ed occupa la pianura che si insinua fin sotto le ripide rocce del monte Finonchio.Si tratta di terreni profondi, compatti, di origine alluvionale originati dall'Adige che, trovando il suo percorso sbarrato da una massiccia parete dolomitica, ha dovuto deviare di 90° la sua direzione, rallentando il suo corso e depositando le particelle più fini e tanto preziose da costituire un terreno argilloso particolare per la produzione del Marzemino e per la sua tipicità.Per rendere l'idea della struttura di questi terreni basti ricordare che anticamente in quella zona veniva prelevata l'argilla per il rifornimento delle fornaci di Volano che producevano mattoni e coppi per la costruzione delle case. Appezzamenti da sempre tutelati se si pensa che il cuore di questa sottozona è contraddistinto da un unico numero di particella catastale, la n.1636 suddivisa in 34 sottoparticelle. Il Marzemino dei "Ziresi" di Volano esprime il carattere forte di quella terra argillosa e manifesta la sua tipicità dopo un lungo periodo di affinamento necessario per esaltare la finezza e l'eleganza dei profumi riconducibili alla viola mammola, e che fanno del "Marzemino gentile" un prodotto unico e inimitabile. LA CADUTA DELLA FRANA DEL SENGIO ROS E' questo l'episodio che segna una fondamentale e gravemente negativa svolta della storia del paese: l'insediamento, formatosie vissuto grazie alla presenza del fiume, ne viene privato. Il monte Barco si ergeva con una parete a picco, forse più alta dell'attuale spigole del Zengio Ross, sopra l'Adige che lo lambiva al piede curvando in direzione del Pozzol: il fiume riceveva le acque del Rio Cavallo all'altezza del Castel Pietra. Alla confluenza sorgeva il paesino di Villa della Pietra, con una chiesa dedicata a san Pietro. Il monte frana nell'883, non si conosce se per il disgelo o per una scossa tellurica: di certo l'equilibrio della parete si era fatto precario per l'erosione della corrente dell'Adige. La frana piomba sul fiume costringendolo quasi a tornare indietro, anche perché l'attigua località campestre della Prea Scritta è sopraelevata e non consente un più semplice spostamento del corso. Diverse persone del paesino si salvano, forse avvertite da segni promonitori o perché al lavoro nei campi. Esse sono dapprima ospite nella case del Borgo e poi vien loro consentito di insediarsi nella zona sud: l'attuale Piazzota, via Volpare, Via Santa Maria. Gli scampati ricostruiscono anche la loro chiesa, sulle cui fondamenta sorgerà l'attuale arcipretale. Per scongiurare il ripetersi del luttuoso fenomeno viene eretto un altare dedicato a Santa Cecilia nell'epicentro della frana, nel mezzo della parete rocciosa, facendo voto di recarvisi ogni anno in processione. |
